Una nuova tempesta geomagnetica è diretta verso la Terra e raggiungerà il nostro pianeta giovedì 19 marzo. L’evento, classificato come G2 (moderato), è legato a diverse espulsioni di massa coronale del Sole e, secondo gli esperti, potrà avere effetti sensibili sulla tecnologia, ma non si prevedono scenari catastrofici. Le previsioni arrivano dallo Space Weather Prediction Center della NOAA, il centro statunitense che monitora il meteo spaziale.
Onde di plasma solare che viaggiano nello spazio
Le espulsioni di massa coronale (CME, dall’inglese Coronal Mass Ejection) sono enormi rilasci di plasma e campi magnetici dalla corona del Sole. In queste occasioni il Sole può espellere miliardi di tonnellate di materiale coronale, trasportando con sé un campo magnetico “congelato” nel flusso, spesso più intenso del normale campo magnetico interplanetario del vento solare.
Queste nubi di plasma si allontanano dalla nostra stella a velocità molto variabili, che vanno da meno di 250 km/s fino a quasi 3000 km/s. Le CME più rapide, quando sono dirette verso la Terra, possono raggiungerci in appena 15-18 ore, mentre quelle più lente impiegano diversi giorni prima di interagire con la magnetosfera terrestre.
Quando la tempesta tocca la Terra: cosa può accadere davvero
Durante il viaggio nello spazio, le onde generate dalle espulsioni di massa coronale si espandono in modo significativo. Le CME più grandi, una volta arrivate in prossimità del nostro pianeta, possono occupare uno spazio pari a circa un quarto della distanza Terra-Sole, avvolgendo la Terra e interagendo con il suo campo magnetico.
La tempesta geomagnetica di classe G2 attesa per giovedì potrà provocare alcuni effetti sugli apparati tecnologici, in particolare:
- Diminuzione della qualità delle comunicazioni radio
- Fluttuazioni di tensione nelle reti elettriche
- Malfunzionamenti temporanei negli strumenti di navigazione
Secondo la NOAA, si tratterà comunque di disturbi limitati, che nella maggior parte dei casi risultano gestibili senza particolari difficoltà da parte di gestori di reti, satelliti e sistemi di comunicazione.
| Classe tempesta geomagnetica | Impatto atteso sui sistemi tecnologici |
|---|---|
| G1 (minore) | Piccole fluttuazioni di rete, lievi disturbi radio |
| G2 (moderata) | Calò di qualità nelle comunicazioni, fluttuazioni di tensione, possibili errori di navigazione |
Cielo che si accende: aurore visibili anche a latitudini insolite
Uno degli effetti più spettacolari delle tempeste geomagnetiche è la comparsa di aurore polari, che in determinate condizioni possono essere osservate anche a latitudini più basse del solito. Negli ultimi mesi il fenomeno si è verificato più di una volta, con segnalazioni anche da aree lontane dai poli.
La possibilità di vedere l’aurora boreale anche in Italia dipende dal livello di attività geomagnetica: durante eventi più intensi, le particelle cariche guidate dal campo magnetico terrestre possono penetrare a latitudini più meridionali, producendo scie luminose nel cielo notturno. Questo aumento di frequenza è legato all’avvicinarsi del Sole alla sua fase di massima attività magnetica, che ricorre in media ogni undici anni nel suo ciclo.
Un Sole più attivo e le prospettive per i prossimi anni
Il fatto che si tratti della seconda tempesta geomagnetica significativa in pochi mesi è collegato alla fase del ciclo solare che stiamo attraversando. Quando il Sole si avvicina al massimo del suo ciclo undecennale, aumentano il numero di macchie solari, i brillamenti e le espulsioni di massa coronale.
Questo significa che, nei prossimi anni, eventi come quello previsto per il 19 marzo potranno ripetersi con una certa regolarità. Le agenzie spaziali e i centri di monitoraggio del meteo spaziale continueranno quindi a sorvegliare l’attività solare, fornendo allerte tempestive per ridurre al minimo i rischi per infrastrutture energetiche, satelliti, sistemi di navigazione e comunicazioni.

